lunedì 6 febbraio 2012

L'eletta

L’eletta
Elena Ungini
Sensoinverso Edizioni

La recensione di Miriam Mastrovito
Personalizzare una ricetta consolidata probabilmente non è una scelta innovativa e può rivelarsi un’arma a doppio taglio, ma se si attua il proposito con un certo savoir faire si può ottenere un ottimo risultato. Quando parliamo di libri, una buona padronanza della tecnica narrativa e una sufficiente dose di estro creativo nel gestire le varianti possono fare la differenza.
È questo il caso de L’eletta, un romanzo che pur riproponendo il classico intreccio fantasy e ammiccando a opere note agli amanti del genere, riesce a tenere alto il livello di attenzione e a divertire il lettore.
Nella città di Cremona vive Sara, un’adolescente alle prese con i tipici problemi della sua età (amori non ricambiati, interrogazioni da affrontare, scaramucce con i coetanei). La vita scorre monotona ma l’inizio del nuovo anno scolastico le riserva una sorpresa: un compagno venuto da lontano si è aggiunto alla sua classe. Lui è Luan, un ragazzo bello da mozzare il fiato e circondato da un’aura di mistero. Da dove viene in realtà e come mai in sua presenza accadono cose strane? Nessuno sembra saperlo.
Contemporaneamente su Elphus primo, un pianeta abitato dagli elfi, anche il giovane Crisp si appresta a tornare a scuola dopo le vacanze estive. Ha la stessa età di Sara e problemi molto simili benché le sue materie di studio siano radicalmente diverse. Tra lezioni di botanica, magia, ed esercitazioni pratiche nella Foresta Incantata, egli coltiva il sogno diventare un Difensore degli eletti ripercorrendo le orme di suo nonno.
Gli eletti sono umani dotati di poteri straordinari il cui compito è quello di preservare la barriera che separa la zona del pianeta abitata dagli elfi dalla metà occupata dagli Emphis, creature malvagie che minacciano la pace nel creato. Ogni volta che l’eletto in carica si approssima alla morte, un fiore magico fornisce agli elfi piccoli indizi atti a rivelare l’identità del suo successore. È necessario a quel punto identificarlo prima che ci riescano i nemici e proteggerlo affinché possa svolgere il suo ruolo.
Mentre Sara si lascia coinvolgere in una complicata relazione con Luan e Crisp vive nuove avventure insieme agli amici Tudor, Most e Silenty, il Fiore comincia a perdere i suoi petali annunciando che il momento fatidico si avvicina. Chi sarà il nuovo eletto?
Come si evince dalla trama, la storia qui narrata non è del tutto nuova. Agli habitué del fantasy sicuramente non sfuggiranno alcune similitudini. L’arrivo a scuola del bello e dannato di cui risulta impossibile non innamorarsi non può che richiamare subito alla mente la lunga serie di UF che da Twilight in poi hanno letteralmente invaso il mercato editoriale. Cionondimeno, la scuola di magia di Elphus, ricorda inevitabilmente la più famosa scuola di Hogwarts così come Crisp sembra strizzare l’occhio a Harry Potter.
Leggendo non ho potuto fare a meno di percepire una costante sensazione di dejà vu. Tuttavia non ne sono stata infastidita. L’autrice è riuscita comunque a incollarmi alla pagina, a commuovermi e divertirmi.
Ho apprezzato il modo in cui ha gestito la componente romance senza mai risultare sdolcinata e mantenendo il giusto equilibrio tra realismo e fantasia (impresa nella quale autrici più affermate hanno fallito); la naturalezza con cui ha inserito nel tessuto narrativo il brano Bring me to life degli Evanescence, trasformandolo nel leitmotiv sonoro del romanzo e attingendo a piene mani anche dal testo che si rivela particolarmente aderente alla storia.
Ho trovato briosa la parte ambientata sul pianeta degli elfi, godibile anche in virtù del suo ritmo incalzante e della presenza di ben riusciti colpi di scena.
Il fatto poi, che non vi sia una netta distinzione tra buoni e cattivi conferisce una certa credibilità alla storia facilitando l’immedesimazione nei personaggi.
Una lettura sicuramente consigliata a chi, apprezzando il genere, abbia voglia di ripercorre sentieri familiari ma non per questo meno ricchi di fascino.

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